Come cambiano (e si copiano) i social network. L’evoluzione di Google+, Twitter e Facebook


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Chi. Dove. Che cosa. Sono tre domande che per i social network diventano un terreno di competizione. La frontiera più contesa sono i luoghi. Gli iscritti di Google+ possono segnalare la loro presenza in un posto: chi entra in un negozio, un bar o un centro commerciale dice agli altri dove si trova attraverso un messaggio di “check-in”. Presto potranno accedere a promozioni e sconti (“daily deals”), a partire dagli Stati Uniti. Il rivale è soprattutto Facebook con 800 milioni di utenti nel mondo: per non restare indietro ha assorbito il team degli ingegneri di Gowalla, specializzati nella geolocalizzazione.

“Chi”, invece, è la domanda più complessa. E la risposta più attenta arriva da Twitter: ha rinnovato le pagine per le aziende che negli ultimi mesi hanno trasformato i loro spazi sul social network in notiziari e servizi per l’assistenza clienti. È parte integrante del “NewTwitter” (o perfino “NewNewTwitter), un design appena varato che punta sulla scoperta collaborativa delle informazioni e sull’intensificazione dei contatti. Un passo in avanti che valorizza sopratutto video e fotografie, oltre al testo. Inoltre, da tempo Twitter verifica i profili per le persone pubbliche, contrassegnati con una coccarda. Non è una scelta casuale: in passato Steve Jobs e il Dalai Lama sono stati tra le vittime di impostori che hanno aperto pagine false. Anche gli altri social network insistono su politiche per ridurre l’uso di nomi inventati da parte degli utenti. L’identità riguarda, inoltre, le fotografie: da poco Google+ ha anche lanciato un’opzione volontaria per il riconoscimento automatico dei volti nelle immagini, attraverso tag.

Condivisione, invece, è la parola chiave del “che cosa”. Su Facebook, per esempio, ha guadagnato dieci milioni di utenti una radio, Spotify. Funziona come un grande jukebox: gli amici possono sapere cosa ascoltano gli altri in diretta e imitarli. A fare la differenza in questo caso è la tecnologia di “open graph”: finora si tratta di un esperimento limitato, ma presto sarà allargato. I rivali accelerano il passo. Twitter ha varato un suo motore di ricerca per la scoperta delle segnalazioni (“discovery”). E Google+ punta sulle sue cerchie sociali, integrate di recente con la chat di Gmail.

Ma tra gli iscritti ai social network cambia il comportamento sulla privacy. La metà degli utenti di reti sociali online ha dichiarato di non aver cambiato nulla nelle impostazioni dopo essere venuto a conoscenza di preoccupazioni sulla sicurezza. In particolare, sei persone su dieci sono interessate a condividere in modo privato le fotografie. E i social network si sono adattati, con opzioni granulari per la condivisione limitate a gruppi ristretti.