Hp ha deciso: la nuova vita di WebOS è open source


A.GRADULONE

Dopo tre mesi abbondanti di indiscrezioni e interlocutorie dichiarazioni di facciata (seguite all’uscita chock di metà agosto dell’ex Ceo Leo Apotheker inerente il possibile spin off della divisione pc), Hewlett Packard ha finalmente rotto gli indugi comunicando ufficialmente le decisioni inerenti il futuro della piattaforma mobile WebOS.

Piattaforma, doveroso ricordarlo, acquisita nel luglio 2010 dalla società di Palo Alto, con tutti gli altri asset di Palm, per 1,2 miliardi di dollari:
WebOs non verrà ceduta a un altro vendor hi-tech (si erano fatti i nomi di Intel, Qualcomm, Samsung e addirittur aFacebook) e continuerà a vivere come puro progetto open source, in cui l’azienda californiana prenderà attivamente parte.

La “benedizione” al nuovo corso è arrivata direttamente dal Ceo Meg Whitman, che ha precisato in una nota come Hp tornerà a sviluppare prodotti per la piattaforma acquisita da Palm e in particolare si concentrerà sui tablet. Dopo il TouchPad, primo esemplare a vedere il mercato la scorsa estate e oggi in vendita negli Usa sotto costo a 99 dollari, nel 2013 dovrebbero dunque vedere la luce nuovi modelli di tavoletta (nessuna precisazione è sortita in termini di caratteristiche tecniche del software) mentre non ci sarà alcun seguito, e su questo fronte la presa di posizione dell’azienda appare netta, per il business degli smartphone Palm Pre.

Hp metterà quindi a disposizione degli sviluppatori il codice sorgente, oltre al framework applicativo Enyo e altri componenti dello stack software, di WebOs attraverso modalità di licensing tenute riservate. La sensazione è che comunque possa nascere un ecosistema open soruce più aperto di Android. Come inquadrare questo atteso passaggio di consegne resosi ormai necessario a valle della strategia che Hp intende perseguire (focus su software e servizi e valorizzazione delle attività hardware intese come server e desktop) è presto detto.

A Palo Alto riconoscono il valore intrinseco della tecnologia ereditata a peso d’oro da Palm – la Whitman ha lodato WebOS come «l’unica piattaforma progettata da zero per il mobile, che si interfaccia con il cloud ed è scalabile» – ma hanno realizzato che non è più tempo di destinare ulteriori risorse allo sviluppo del progetto. Meglio affidarlo alla comunità open source con la speranza che tale apertura possa, come ha detto il numero uno di Hp, «facilitare la creazione di una nuova generazione di applicazioni e dispositivi». Per le 525 persone impiegate nella divisione WebOS, invece, si è materializzato l’epilogo previsto, e cioè quello di trovarsi senza lavoro.