I pirati di Anonymous pubblicano 860mila indirizzi email rubati a Stratfor. Circa 3200 sono italiani


Oltre il danno, anche la beffa. I pirati informatici di Anonymous annunciano di aver pubblicato su internet gli indirizzi di posta elettronica rubati pochi giorni fa dalla banca dati di Stratfor, un gruppo di analisti sulla sicurezza globale. Sono 860.162 nominativi di email: è l’equivalente dell’elenco telefonico di una città delle dimensioni di Torino. Il documento include anche 75mila dati su carte di credito.

Gli indirizzi italiani sono circa 3200: appartengono a università, ministeri, pubblica amministrazione, gruppi editoriali, forze armate, banche, assicurazioni, aziende, utenti. La lista è simile a un atlante geografico e rivela, tra le altre, email riferibili all’esercito e alla burocrazia degli Stati Uniti, identificati dalle parole “.mil” e “.gov”. Inoltre gli hacker nel loro messaggio hanno comunicato che per Capodanno lanceranno un «attacco a obiettivi multipli delle forze dell’ordine da una costa all’altra» nell’ambito dell’operazione “mayhem”, iniziata nel corso dell’anno.

In seguito all’incursione contro Stratfor i pirati sono entrati in possesso di 200 Gigabyte: è la quantità di informazioni contenute in circa 142 dvd da 1,4 Gigabyte. Hanno sottratto la lista delle persone che erano registrate per ricevere un messaggio quotidiano di posta elettronica (una newsletter) con aggiornamenti su argomenti di intelligence e sicurezza. Ma il volume dei dati lascia supporre che abbiano ottenuto anche altri documenti.

Dopo alcune settimane di calma, quindi, gli hacker riprendono gli attacchi. Ma l’episodio ai danni di Stratfor segna un’ulteriore spaccatura tra i pirati informatici. Il nocciolo del gruppo di Anonymous critica il furto delle carte di credito. E in un comunicato punta il dito contro Sabu, leader della squadra di LulzSec: già in precedenza ha riversato su internet informazioni sui codici per pagare online. Sottolinea inoltre che «come fonte d’informazione, il lavoro di Stratfor è protetto dalla libertà di stampa». Molti hacker di LulzSec, però, fanno parte anche di Anonymous. E aumenta l’attrito tra i due gruppi.