Sciopero su Internet, Wikipedia capofila della protesta contro la proposta di legge anti-pirateria


Wikipedia oscura le pagine della sua edizione in lingua inglese per ventiquattro ore. A sollevare la reazione dell’enciclopedia online è una proposta di legge, il Sopa (Stop Online Piracy Act): prevede misure contro i siti web che infrangono il diritto d’autore su internet e favoriscono la pirateria. La decisione accende i riflettori oltre gli addetti ai lavori. Alimentano la discussione gli attivisti e le organizzazioni per la tutela dei diritti digitali come il Center for democracy and technology: sostengono che, se la bozza diventasse legge, limiterebbe la libertà di espressione protetta dal primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. E, ricordano alcuni blogger tra cui Rebecca MacKinnon della New America Foundation, potrebbe ridurre i “contenuti generati dagli utenti”, ad esempio i filmati prodotti dai videoamatori.

Seguono la scelta di Wikipedia, tra gli altri, Reddit e Boing boing. Anche la Casa Bianca ha preso posizione: in un comunicato ufficiale segnala che “l’amministrazione Obama non supporterà legislazioni per combattere la pirateria online se incoraggiano la censura,

Image representing Wikipedia as depicted in Cr...

Image via CrunchBase

minano la sicurezza informatica e danneggiano la struttura di internet”. Al momento la proposta normativa è stata congelata alla Camera dei rappresentati, su iniziativa del leader della maggioranza repubblicana Eric Cantor, in attesa di verificare che sia sostenuta da un ampio consenso. Il Sopa si trova al centro di un dibattito accanto a una bozza simile, il Pipa (Protect Ip Act): sarà esaminata dal Senato il 24 gennaio.

Le polemiche. La mossa di Washington contro il Sopa ha sollevato la risposta di Rupert Murdoch, numero uno del colosso Sky: accusa di pirateria gli sviluppatori software della Silicon Valley (un’area della California ad alta concentrazione di imprese high-tech, ndr) e punta il dito contro Google perché “trasmette film gratuiti” abbinati alla sua piattaforma per la distribuzione pubblicitaria. “Big G” replica, invece, di combattere la pirateria ogni giorno. Anche la serrata di Wikipedia, ispirata allo sciopero dell’edizione italiana l’anno scorso, è nel mirino. Le critiche arrivano dall’amministratore delegato di Twitter, Dick Costolo: sostiene che sia “folle”, come scrive in un messaggio , chiudere un’attività globale per una “singola questione di politica interna”, aggiunge nel testo.

Gli schieramenti. A sostenere il Sopa sono la Camera di commercio degli Stati Uniti, la Copyright Alliance, alcune organizzazioni capofila di settori dell’industria culturale negli Usa, come la Motion picture association of America per la cinematografia, e una lunga lista di aziende. L’elenco include case editrici (MacMillan e Penguin tra le altre), network televisivi degli Usa (Nbc, Cbs), gruppi discografici (Warner music group, Universal music group). Contro la proposta di legge hanno costruito uno schieramento molti colossi di internet, del software e dell’high-tech: Microsoft, Apple, Yahoo!, Facebook, Twitter, Google sono sul medesimo fronte, accanto a organizzazioni come Protect innovation. Alcune aziende sotto l’ombrello della Business software alliance, invece, hanno ritirato il loro iniziale consenso.

Il dibattito sulla bozza del Sopa inizia lo scorso ottobre. È erede del Proip Act del 2008. Prevede un pacchetto di misure contro i siti web che violano il diritto d’autore: secondo la Electronic Frontier Foundation (Eff), un’organizzazione non profit impegnata nella difesa delle libertà online, stabilisce che i titolari di copyright possano ottenere dal tribunale un’ordinanza per tagliare la pubblicità e i pagamenti elettronici negli spazi online all’estero, attraverso contatti diretti con le aziende che gestiscono i sistemi di distribuzione promozionale e di transazioni digitali.

Sono strumenti che saranno nelle mani anche del ministero della Giustizia, attraverso l’Attorney general che potrà, inoltre, richiedere di rendere inaccessibile un siti web, attraverso il blocco operato dai fornitori di collegamento a internet, e l’eliminazione dall’indicizzazione con i motori di ricerca. Il Sopa punisce la vendita di merci contraffatte e lo streaming di contenuti illegali, quest’ultimo con pene che arrivano fino a cinque anni di detenzione. In particolare, sottolinea la Eff, i provider di connessioni online (isp) potranno in modo autonomo bloccare utenti e spazi digitali se dovessero riscontrare infrazioni del copyright.