Le domande «indecenti» agli smarthphone che hanno imparato a rispondere


Le domande «indecenti» agli smarthphone che hanno imparato a rispondereLe domande «indecenti» agli smarthphone che hanno imparato a rispondere

Per entrare nel sito Life With Siri Naughty Questionsbisogna fornire nome e data di nascita. Se hai meno di 18 anni non ti fanno passare. Il motivo è presto detto: all’interno ci sono qualcosa come una cinquantina di domande indiscrete (con relative risposte) poste a Siri, il software di riconoscimento vocale presente sul nuovo iPhone 4S. Su Amazon si può comprare per un paio di dollari il libro elettronico “Life With Siri” con le migiori battute di spirito dell’applicazione Apple. L’autrice Jody Dery ha raccolto

English: An iPhone 4S.

Image via Wikipedia

meticolosamente le reazioni, a volte surreali ma quasi sempre grondanti di saggezza zen, di un software che interpreta attraverso algoritmi semantici quello che le stiamo dicendo e cerca su internet (in una lista di siti – da Yelp a Wolfram Alpha – e relativi Api e web services) un elenco di possibili risposte (e servizi).

Quella di Siri è una tecnologia sorprendente, che sfrutta il cloud computing, non lontana dai sistemi di riconosciemto vocale che stanno assaltando tv, videogiochi, computer portatili, telefonini, navigatori e in futuro molto molto vicino anche elettrodomestici. A differenza degli altri “agenti intelligenti” in commercio ha uno spiccato senso dell’umorismo. Merito degli sviluppatori che hanno previsto la reazione che un dispositivo tecnologico che risponde alle domande avrebbe scatenato nella fantasia delle persone. Se gli sussurri (in un ottimo inglese e con una pronuncia perfetta altrimenti non capisce) “I love” si schernisce replicando che sei uno di quelli che dice così a tutti i prodotti Apple. Se ti sfoghi e gli confidi che sei stanco si preoccupa chiedendoti se sei alla guida di una autovettura. Alla domanda quale è il miglior smartphone della mondo replica: “Ci sono altri telefonini oltre l’iPhone?”.

Insomma, accantonate le frustrazioni legate alla lingua (anche il miglior sistema di riconoscimento vocale non scende sotto una soglia di errore del 10-20%) è difficile cogliere in fallo Siri. Anche quando si esagera o si trascende nello scurrile. Anzi soprattutto se si trascende. Siri risponde a tutto, insulti, ammiccamenti e sfoghi. Ma è preparato anche in filosofia: la risposta al senso della vita è una citazione (anzi un numero, il 42) dal best seller “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Se scendi nel personale e gli domandi quale è la sua posizione preferita risponde redarguendoti che certe domande non si fanno a un agente. E su questo ha ragione da vendere. E vale non solo per Siri. Nei confronti degli agenti intelligenti è in corso un accanimento.

Esiste una ampia letteratura di domande “indecenti” rivolte agli avatar presenti sul web. Così come esistono geniali esperimenti come quello dello studioso di interazione uomo-macchina Luca Chittaro con l’assistente virtuale Ikea (primo esperimento e secondo esperimento).

Esistono anche documenti video come il duetto del cantante Jonathan Mann con Siri o il dialogo surreale tra la stessa Siri e un pupazzo robotico del passato, Furby.

La spettacolarizzazione di Siri (qui il trailer di horror con protagonista il non più mite agente vocale) rende evidente quanto siamo impreprarati a confrontarci con una tecnologia che dialoga con noi interpretando il linguaggio naturale.

Molto, come ha spiegato Luca Chittaro su Nòva24 domani in edicola, dipende dal design del prodotto e dalla promessa tra fornitori di tecnologia e utenti. Dietro questi software ci sono sistemi di machine learning, sistemi che imparano dagli errori. Delimitare i confini di quello che possiamo chiedere e le risposte che questi programmi possono fornire sarà una delle sfide più interessanti per noi e per le macchine.