Viaggio nella sede di Rovio, l’azienda di Angry Birds. Il gioco arriva su Facebook e un giorno sarà un film


A.GRADULONE

 

Venti minuti di automobile dal centro di Helsinki, attraverso un paesaggio coperto da metri di neve. Si arriva in un’anonima zona di uffici di quelle che ospitano nei palazzoni tante differenti società. Tra i nomi un po’ anglosassoni e un po’ finlandesi sulle etichette, eccola lì: Rovio. All’apertura delle porte dell’ascensore si entra nel mondo degli Angry Birds.

Un ufficio che sembra un parco giochi a tema, pareti disegnate con i personaggi che hanno fatto la fortuna di una società cresciuta in un anno da 20 a 250 dipendenti, grazie all’invenzione del mobile game più scaricato al mondo: 700 milioni di download registrati a fine 2011 e l’obiettivo di arrivare al miliardo entro dicembre 2012. Una tazza di caffè nella cucina al centro dell’ufficio, in uno stile così informale e casual che sembra di stare al caldo della Silicon Valley più che in una vallata congelata a due passi dalla Lapponia. Età media dei dipendenti 30-35 anni, passano nei corridoi ragazze che trasportano travestimenti da uccellino, peluche ovunque. Ville Heijari, simpatico trentenne dal look hipster, è il vicepresidente del settore Media Franchise, che, tradotto, significa tutto ciò che ha che fare con lo sviluppo di un marchio nell’industria culturale: “Vogliamo diventare un’azienda globale dell’intrattenimento, abbiamo un prodotto forte che è Angry Birds, un po’ quello che è stato Super Mario per Nintendo, e lavoriamo per diventare una grande factory creativa”.

Come è cominciato tutto?
Con tre studenti che dieci anni fa hanno partecipato a una gara per sviluppatori di giochi per smartphone sponsorizzata da Nokia, HP e altri grandi aziende. Tra loro c’era anche Niklas Hed, l’unico dei tre attualmente ancora ai vertici dell’azienda. In quell’occasione proposero quello che fu probabilmente il primo gioco multiplayer per mobile e furono notati. Nel 2003 fondarono così Rovio. All’epoca il settore era frammentato e competitivo. L’iPhone ha cambiato ogni prospettiva e nel 2009 è nato Angry Birds.

Senza l’iPhone e l’App Store dunque Angry Birds non ci sarebbe?
Esatto, o comunque non avrebbe avuto questa fortuna. Sull’App Store chiunque si può iscrivere come sviluppatore e entrare nella piazza più importante. Apple si prende il 30% dei ricavi, ma se il gioco è buono sali subito nelle classifiche di vendita grazie ai feedback degli utenti. Prima la migliore prospettiva era farsi comprare un pacchetto di giochi dai produttori di device. Una minuscola società di sviluppatori come eravamo noi non aveva grandi possibilità. Poi, a fine 2010, abbiamo reso disponibile Angry Birds gratuitamente anche su altre piattaforme come Android e su Chrome per giocare dal computer senza il bisogno di avere una carta di credito. Il nostro obiettivo è diffondere il gioco, dove non guadagniamo direttamente dall’acquisto del download, ci mettiamo pubblicità. Abbiamo anche considerevoli margini di ricavi dal merchandising. Il nostro è un obiettivo a lungo termine.

La scadenza più vicina è invece arrivata, il 14 febbraio: Angry Birds è su Facebook. Cosa ci dobbiamo aspettare?
È finalmente il momento di confrontarsi con gli amici e coinvolgerne di nuovi. L’esperienza di gioco sarà quella che conosciamo già, ci saranno nuovi poteri speciali per gli uccellini e altri livelli. I modi per dare più forza ai personaggi saranno sostanzialmente tre: giocando e vincendo, ricevendo dei “regali misteriosi” dagli amici, oppure acquistandoli.

Quindi sempre uccellini buoni e incavolati fiondati contro maiali perfidi. Ma questa idea come è nata e come spiega il grande successo?
Un giorno uno dei designer che lavorava a nuovi concept ha mostrato in riunione i disegni di questi uccellini accigliati e tutti se ne sono innamorati. Ci servivano dei nemici e abbiamo pensato ai maiali, perfetti per una forma rotonda a contrasto con gli angoli dei cubi e delle scatole dentro le quali si nascondono per non farsi beccare. Anche il colore dei suini, il verde fosforescente, è stato immaginato perché spiccava. Ci sono voluti otto mesi per arrivare al risultato definitivo. Tutto è stato sviluppato all’insegna del design e della semplicità di gioco. Perfetto per il touch screen, con suoni divertenti e buffe espressioni. Questo ne ha fatto la fortuna.

Si può dire che i maiali siano una società gerarchica e sottomessa e che gli uccellini siano invece democratici?
Sì. Gli uccellini non hanno un vero capo, c’è quello rosso che ne è l’icona, il più rappresentativo, un leader, ma non c’è un capo riconosciuto. I maiali invece hanno un re per il quale devono rubare le uova, poi nella piramide ci sono maiali autoritari più vicini al re, quelli coi baffoni arancioni ad esempio, e ancora più sotto i molti sudditi.

Un film di Angry Birds arriverà?
Ci stiamo pensando, ci vorranno anni probabilmente, siamo alla ricerca dei partner giusti, ancora non è in lavorazione. Al momento posso dire che apriremo un altro negozio di gadget in Finlandia e poi probabilmente in Cina. Quest’ultimo è un mercato dove regnano pirateria e contraffazione, vorremmo offrire dunque autentici negozi monomarca di Angry Birds. Ma continueremo a vendere online e a recapitare uccellini e maiali ovunque nel mondo.