La stampante che scrive e poi cancella.


C’è stato un momento in cui molti scommettevano che la digitalizzazione avrebbe liberato i nostri uffici e le nostre case dalla carta. Così non è stato, se non in parte, e le stampanti continuano a lavorare, la carta ad accumularsi, gli alberi a cadere per produrla, gli impianti a riciclarla per non danneggiare troppo l’ambiente. Adesso però all’orizzonte c’è qualcosa di nuovo e di inatteso: la possibilità che la nostra stampante oltre che “sporcare” la carta possa anche imparare a ripulirla.

All’Università di Cambridge un gruppo di ricerca guidato dal dottor Julian Allwood ha scoperto che si può rimuovere il toner da un foglio di carta usando un laser e senza danneggiare il foglio stesso. Un bel colpo: come si sa, è proprio con i laser che molte stampanti fissano l’inchiostro su foglio ed è facile immaginare di poter integrare i due sistemi in un unico apparecchio. Con un semplice switch, la stampante che stampa potrebbe diventare la stampante che cancella. Senza falsa modestia il dottor Allwood dice che «la possibilità di riutilizzare la carta in ufficio è già qui. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è qualcuno che costruisca un prototipo».

In realtà il risultato non è stato così facile da ottenere. E il gruppo di ricerca era partito avendo in mente altre strade possibili: sistemi meccanici, simili al meccanismo della gomma per cancellare, oppure chimici. Quando sono passati a sperimentare il laser, gli scienziati britannici hanno chiesto aiuto al Bavarian Laser Centre e dopo aver testato una decina di diversi strumenti, cambiando lunghezza degli impulsi e potenza degli strumenti, finalmente hanno trovato la combinazione giusta.

Il laser che cancella, per chi ama i dettagli tecnici, ha una lunghezza d’onda di 532 nanometri, con impulsi della lunghezza di 4 nanosecondi, come ha raccontato David Leal-Ayala, dottorando di ricerca che ha collaborato al lavoro. Un laser con luce verde, non particolarmente potente e con impulsi piuttosto lunghi, dunque, che non sembra scalfire la carta dopo aver “vaporizzato” l’inchiostro, come hanno accertato le analisi effettuate al microscopio elettronico a scansione. In realtà, ammette Leal-Ayala, il procedimento è stato ripetuto solo fino a tre volte sullo stesso foglio. E alla fine c’è il rischio che la carta si indebolisca e forse ingiallisca un po’. Ma se si pensa che il sistema è proprio ai primi passi, questi sembrano dettagli di poca importanza. Pensare di poter rimettere lo stesso foglio nella stampante più volte prima di essere eventualmente costretti a gettarlo nel cassonetto per il riciclaggio sembra una prospettiva ecologicamente ed economicamente assai attraente. La stima è che si potrebbe arrivare a un risparmio del cinquanta per cento. E il dottor Allwood, che in effetti guida un gruppo che si occupa del trattamento dei materiali per ridurre le emissioni di carbonio, annuncia con orgoglio che questa invenzione «può rappresentare un contributo significativo alla causa di ridurre le emissioni per la produzione di carta».

Una prospettiva tanto attraente che i ricercatori inglesi non sono i primi ad averci pensato. La Toshiba ha già inventato una stampante che funziona con un inchiostro blu particolare che può facilmente scomparire senza lasciare traccia, come si può apprezzare anche su YouTube. Una specie di inchiostro simpatico, insomma, visto che sparisce grazie all’esposizione a una particolare lunghezza d’onda. La differenza con il metodo a laser, però, è netta. «Il sistema della Toshiba funziona solo con il loro inchiostro magico. La nostra ambizione era di sviluppare un sistema che rimuova i toner di uso comune dalla carta di uso comune», precisa Allwood. E a quanto pare ci sono riusciti.